Copertoni, tangenziali, rotaie, fabbriche, demolizioni e ultimamente soprattutto betoniere e macchine agricole: ecco i protagonisti della pittura di Sabrina Ortolani.
La bellezza di questi oggetti, di questi paesaggi suburbani è svelata attraverso punti di vista ravvicinati e diverse rielaborazioni di uno stesso soggetto; una fabbrica, ad esempio, viene rappresentata per mezzo di visioni disparate, mai banali.
Nella maggior parte dei casi, inizia il suo percorso creativo a partire da scatti fotografici eseguiti da lei stessa per poi tradurli su tela. Nelle sue foto, infatti, si ritrova il taglio compositivo così particolare che caratterizza in seguito i suoi quadri.
Già dai primi lavori il suo interesse è rivolto agli sfasciacarrozze, ai cantieri, agli edifici industriali e lo possiamo apprezzare nei suggestivi lavori eseguiti ad acquatinta. Gli effetti luministici, simili all’ acquerello, sono ottenuti con grande maestria, attraverso una resa tonale che coglie le vibrazioni della luce nell’atmosfera. Una luce che ritroviamo nei quadri e che rischiara la pastosità di una materia pittorica densa. Il ricco cromatismo è alleggerito da equilibrate trasparenze che valorizzano l’intensità espressiva di un gesto pittorico fluido, agile e scattante.
A questo punto è curioso scoprire che spesso nelle sue opere l’artista interviene con spatolate di un particolare bitume che si chiama antirombo, una vernice plastica protettiva che era adoperata dai carrozzieri, oramai in disuso. E’ come se l’utilizzo di questo materiale, interessante in realtà per la sua resa pittorica, aumentasse il legame con i soggetti rappresentati.
Uno sguardo più attento alla produzione totale di questa giovane artista romana, ci permette di risalire ai suoi riferimenti elettivi: da Titina Maselli, che con i suoi temi legati alla metropoli costruisce dei reticoli spaziali, a Renzo Vespignani, che con i suoi cimiteri di macchine e detriti della civiltà dei consumi rappresenta una metafora del nostro tempo. Non bisogna però scadere nel dato pessimista di una visione della realtà negativa: l’attenzione di Sabrina Ortolani nei confronti di questi soggetti non va letta in questo senso. Non c’è giudizio nelle sue tele, si tratta solo di puro fascino per la bellezza estetica degli intrecci labirintici tubolari di una fabbrica, per le strutture meccaniche di un apparecchio agricolo, o semplicemente per il vertiginoso scorcio prospettico di un angolo di tangenziale.
Nei quadri delle demolizioni, in particolar modo, gli elementi si compenetrano tra loro fondendosi con la dimensione ambientale e generando una struttura compositiva uniforme che si articola per piani sovrapposti.
In realtà una vena malinconica trapela nelle visioni dei suoi quadri, ma è un sentimento inconscio, di sottofondo al vigore di una pittura che ci emoziona per la sua semplicità.
Dr.ssa Raffaella Aresu
(curatrice di mostre)