Gen 14

Quando ci capita di osservare qualcuno dei tanti manufatti a tecnologia rigida che tuttora fanno da sfondo alla nostra esistenza, non secondo la logica con cui è stato realizzato, ma in un’ottica puramente formale, quasi fosse un’ immagine d’arte che chiede solo di essere giudicata per la sua valenza estetica, i riferimenti che possono imporsi alla nostra attenzione sono essenzialmente due: la decorazione diffusa e la libera composizione di parti separate. Due riferimenti che ovviamente fanno capo a due diversi tipi di organizzazione percettiva: il pattern regolare in cui l’elemento iterato tende a sottomettersi all’insieme producendo un effetto “texture” anche laddove si accampi saldamente nella terza dimensione, e il bilanciamento empirico tra volumi dotati ciascuno di un proprio carattere ma disposti a trovare un punto d’incontro nella comune relazione con lo spazio destinato a contenerli.

Nel primo caso siamo portati a trascurare il godimento estetico che potremmo ricavare dalla nostra operazione, in quanto troppo banale, troppo vicino al semplice piacere, quasi fisico, della ripetizione,.. Read the rest of this entry »

Dic 26

I lavori di Sabrina Ortolani non lasciano mai indifferenti. Colpiscono. Attraggono. Sono calamite emotive e sensoriali. Che siano le sue tele, le sue fotografie o le sue incisioni, poco importa. Resistere al loro richiamo è difficile, quasi impossibile. Il loro segreto è semplice: oltre alla vista, infatti, sanno stimolare anche gli altri sensi. Guardandoli, viene voglia di toccarne i soggetti, di sentirne la struttura tra le dita. Se ne sente quasi l’odore, il sapore. Si respira, nel senso più vasto del termine, l’aria della città, della sua città che diventa simbolo, espressione di una verità urbana universale.

Sono soggetti familiari, quelli che popolano l’universo artistico di Sabrina Ortolani: macchine agricole ed industriali, automobili in disuso o demolite, betoniere, rottami, paesaggi urbani, fabbriche.

Scarti.

Complementi della nostra vita quotidiana, cose che ci circondano e alle quali non prestiamo quasi mai attenzione. O che, al massimo, ci colpiscono per la loro bruttezza ed insignificanza. Ma che fanno parte della nostra esperienza quotidiana. E che riconosciamo immediatamente come vicine a noi, anche se trasformate in opere d’arte dalla maestria dell’artista… Read the rest of this entry »

Lug 16

Sabrina Ortolani è presente nell’Archivio di Fabbrica Borroni

A volte la bellezza di ciò che si mostra quotidianamente ai nostri occhi ci sfugge, distratti come siamo da mille pensieri, tra cui quello della ricerca della perfezione a noi estranea. Perciò spesso diventiamo spettatori inconsapevoli di una bellezza strana, moderna, imperfetta e per questo autentica, quella che Sabrina coglie nelle sue opere, nelle quali si mescolano ricordi, luci e sensazioni materiche. Il fascino che esse emanano deriva inoltre da una genesi complessa, da un percorso di ricerca all’interno del quale l’artista si avvale dell’ausilio della fotografia al fine di individuare la prospettiva e il taglio compositivo più adatto a conferire bellezza e dignità a soggetti che normalmente vengono percepiti come degradati o degradanti, ma che custodiscono in realtà un bagaglio di memorie collettive, di sogni individuali, di speranze frustrate o, al contrario, realizzate.
La bellezza rappresentata nelle fotografie, nelle incisioni e nelle tele di Sabrina dunque è spesso velata da una nota malinconica, ma mai polemica nei confronti della società urbana. In esse, i soggetti rappresentati, siano architetture industriali, autostrade o vecchie automobili, vengono rielaborati, quasi lucidati e dotati di una luce nuova e straordinariamente intensa e un cromatismo pastoso adatto a cogliere lo straordinario luminismo che dona nuova giustizia a questi inaspettati protagonisti della bellezza contemporanea
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Fiordalice Sette
(assistente alle attività culturali)

Apr 15

Lunedì 20 aprile 2009 Sabrina Ortolani è ospite della trasmissione Il Canto della Balena dalle ore 17:00 alle ore 18:00 su Radio Popolare
Radio Popolare Roma trasmette sui 103.3 Mhz

Set 5

ARTEGIOVANE intervista Sabrina Ortolani
Artista del mese SETTEMBRE 2008

Leggi l’intervista

Mag 17

Che la meccanizzazione del mondo moderno non abbia inciso solamente sulla componente sociale ed economica della vita umana, ma anche sulla sua componente estetica, è ben evidente quando si osserva un dipinto di Sabrina Ortolani.

Una fabbrica abbandonata, un viadotto, un ponte, l’architettura industriale in genere, ma anche macchinari, betoniere e automobili sfasciate, hanno potenzialità estetiche inespresse e spesso sottovalutate che la Ortolani è in grado di cogliere e catturare nei suoi dipinti.

La ricerca pittorica di quest’artista non è rivolta infatti a raccontare la realtà degradata e marginale alla quale ci ha assuefatto il paesaggio urbano contemporaneo, ma è al contrario capace di svelarne aspetti sconosciuti ed inconsueti, strutturando le immagini in maniera ben più complessa di quanto non appaia ad uno sguardo superficiale.

Si parte dallo scatto di qualche fotografia.

Una cisterna, un vecchio pozzo, l’intreccio dei cavalcavia di una tangenziale, lo stabilimento di una fabbrica di televisori, un grattacielo: squarci di periferie cittadine ed edifici industriali in disuso che ad un occhio diverso sembrano solo ammassi inerti di pietra e metallo.

A questo punto, pennelli alla mano, l’artista trasforma definitivamente paesaggi ed oggetti in visioni formali: una selva disordinata di torri e tralicci si ricompone in una successione di forme dinamiche che si stagliano contro un cielo “ferrigno”, bagliori metallici trasfigurano automobili sfasciate in grumi vitali di colore e di luce, le forme e i volumi di una macchina agricola vengono frammentati e ricombinati come in un caleidoscopio, oppure pennellate pastose garantiscono la perfetta fusione atmosferica del cielo con il groviglio di lamiere di un pozzo.

Sabrina Ortolani è fra gli artisti italiani, selezionati e presentati da SharpCut Visual Arts Project (London) e Wannabee Gallery (Milano) che parteciperanno, dal 3 al 9 giugno 2008, ad AutomobilArt (Montreal), esposizione organizzata presso la Casa d’Aste Iégor di Montréal (Canada).

Federica Ratti
(storica dell’arte)

leggi l’articolo su Idranet.it

Nov 18

Esiste un’altra Roma? O meglio c’è qualcuno disposto a tentarne una rappresentazione diversa? L’arte di Sabrina Ortolani, è un riuscito tentativo di rispondere a questa domanda. Giovane pittrice e incisore, coglie materiali e soggetti paesaggistici suburbani di una periferia che ha precise coordinate, quella Roma di sud-est a noi sconosciuta, ma esistente, fotografata e quindi proposta attraverso una poliedrica rassegna di copertoni accatastati, rotaie, fabbriche in disuso, betoniere dimenticate, macchine agricole, che come mostri giacciono addormentate e possenti, sotto a desolate tangenziali simili a cattedrali di cemento e ferro..
La capacità della Ortolani, è di guardare il mondo che la circonda oltre la città stessa, e cogliere una visione certamente non classica di Roma, è cosa pregevolissima. L’indagine pittorica di quest’artista rende tali oggetti, ignoti ai più, portatori di una bellezza che si svela e ci svela un punto di vista non solo nuovo, ma rielaborato in una pastosità materica densa, che ben si adatta a cogliere la luce là dove non ci si aspetta di trovarla. Gli effetti luminosi simili all’acquerello irradiano di luce luoghi che mai avremmo immaginato di trovare in tanta archeologia moderna. “Sin da bambina ho visto masse di materiale a uso demolizione, recinti di sfasciacarrozze, rottami e vernici erose dal tempo, questo è il paesaggio che è cresciuto con me, e la zona in cui abito è un concentrato di paesaggio che mi rendo conto, per certi versi essere anomalo, ma che ho amato fotografare da sempre”. Si, perche Sabrina Ortolani nel percorso creativo iniziale, usa la fotografia come memoria, per poi tradurla sulla tela, avvalendosi di una tecnica mista, e per rimanere fedele al paesaggio urbano, fa largo uso dell’antirombo, materiale bituminoso, ormai in disuso usato dai carrozzieri, che trasporta sulla tela attraverso pennellate ampie e decise per dare maggiore spessore cromatico, ma essenzialmente per avvicinare l’atmosfera ferruginea, che i soggetti rappresentati hanno velatamente sulla loro superficie. Il risultato è sorprendentemente contemporaneo. Non c’è però volontà di denuncia nella rappresentazione di tali rovine, ma semplice fascino estetico degli intrecci tubolari di frammenti meccanici, visioni angolari di un asfalto sospeso, il mondo urbano per certi versi volto al degrado, ma che del degrado non comunica che una nuova e rivoluzionaria visione artistica, Va evidenziato che la Ortolani è presente, fra l’altro, in Profilo d’Arte della Permanente di Milano. Ancora una volta il nuovo, espresso attraverso i giovani artisti dell’arte contemporanea, riconosciuti dal circuito dell’arte nazionale, è visitabile in via Oldrado da Ponte, 9.

Flora Tumminello
(giornalista pubblicista)

Nov 23

Copertoni, tangenziali, rotaie, fabbriche, demolizioni e ultimamente soprattutto betoniere e macchine agricole: ecco i protagonisti della pittura di Sabrina Ortolani.
La bellezza di questi oggetti, di questi paesaggi suburbani è svelata attraverso punti di vista ravvicinati e diverse rielaborazioni di uno stesso soggetto; una fabbrica, ad esempio, viene rappresentata per mezzo di visioni disparate, mai banali.

Nella maggior parte dei casi, inizia il suo percorso creativo a partire da scatti fotografici eseguiti da lei stessa per poi tradurli su tela. Nelle sue foto, infatti, si ritrova il taglio compositivo così particolare che caratterizza in seguito i suoi quadri.

Già dai primi lavori il suo interesse è rivolto agli sfasciacarrozze, ai cantieri, agli edifici industriali e lo possiamo apprezzare nei suggestivi lavori eseguiti ad acquatinta. Gli effetti luministici, simili all’ acquerello, sono ottenuti con grande maestria, attraverso una resa tonale che coglie le vibrazioni della luce nell’atmosfera. Una luce che ritroviamo nei quadri e che rischiara la pastosità di una materia pittorica densa. Il ricco cromatismo è alleggerito da equilibrate trasparenze che valorizzano l’intensità espressiva di un gesto pittorico fluido, agile e scattante.

A questo punto è curioso scoprire che spesso nelle sue opere l’artista interviene con spatolate di un particolare bitume che si chiama antirombo, una vernice plastica protettiva che era adoperata dai carrozzieri, oramai in disuso. E’ come se l’utilizzo di questo materiale, interessante in realtà per la sua resa pittorica, aumentasse il legame con i soggetti rappresentati.

Uno sguardo più attento alla produzione totale di questa giovane artista romana, ci permette di risalire ai suoi riferimenti elettivi: da Titina Maselli, che con i suoi temi legati alla metropoli costruisce dei reticoli spaziali, a Renzo Vespignani, che con i suoi cimiteri di macchine e detriti della civiltà dei consumi rappresenta una metafora del nostro tempo. Non bisogna però scadere nel dato pessimista di una visione della realtà negativa: l’attenzione di Sabrina Ortolani nei confronti di questi soggetti non va letta in questo senso. Non c’è giudizio nelle sue tele, si tratta solo di puro fascino per la bellezza estetica degli intrecci labirintici tubolari di una fabbrica, per le strutture meccaniche di un apparecchio agricolo, o semplicemente per il vertiginoso scorcio prospettico di un angolo di tangenziale.

Nei quadri delle demolizioni, in particolar modo, gli elementi si compenetrano tra loro fondendosi con la dimensione ambientale e generando una struttura compositiva uniforme che si articola per piani sovrapposti.

In realtà una vena malinconica trapela nelle visioni dei suoi quadri, ma è un sentimento inconscio, di sottofondo al vigore di una pittura che ci emoziona per la sua semplicità.

Dr.ssa Raffaella Aresu
(curatrice di mostre)

Nov 19

[…] Sabrina Ortolani ha tutto un suo linguaggio che apparentemente stona con il suo essere donna, ma in realtà la sua sensibilità è massima nello scovare l’oggetto dimenticato o dichiarato unanimemente ‘povero’ come potrebbe essere un cimitero di auto o scarti di ferri, solitamente collocati ai margini delle città e sollevarlo all’Idea della Bellezza. Pennellate lunghe e larghe, a tratti indefinite, giochi di luce; Sabrina riesce ad affascinare e a catturare l’attenzione degli altri su ciò da cui ci si vuole allontanare come raccordi ferroviari e paesaggi urbani. I nodi delle ferraglie e le betoniere divengono protagoniste, e il Rosso esalta le curvature integrandosi nella Materia. […]

Serena Bianchini
(curatrice di mostre)