
BETONIERA GIALLA, 100×100, olio e antirombo su tela, 2006
Dal 21 ottobre al 1 novembre espongo le mie incisioni presso la Sala Comunale di Ladispoli, via Ancona 21.
leggi la notizia su ‘Il Giornale di Ladispoli’
‘La fabbrica era come una città a sé. Era mura di mattoni rossi, e toni di mattoni rossi, e un cancello grande abbastanza perché vi entrassero schierati sei cavalli. Lucas, incerto camminò in un cortile con il pavimento di ciottoli, dove lastre di metallo nero e marrone, come grandi tavole di cioccolato, se ne stavano appoggiate contro i muri di mattoni rossi. Andò con gli altri verso una porta in fondo al cortile, un’entrata sovrastata da un arco; dietro di esso si intravedeva un’oscurità tremolante. Lucas lo seguì attraverso l’ingresso, in uno stanzone di uomini dietro gabbie metalliche. Si chinavano accigliate su delle carte. Superarono lo stanzone e arrivarono in un enorme sala piena di fornaci allineate. Dove non arrivava la luce delle fornaci, si stendeva il crepuscolo arancione sordo, che sbiadiva, nelle sua parti più remote, in un’oscurità furtiva e livida. La stanza odorava di carbone e calore, di creosotto. Scintille furiose si sollevavano verso l’alto, svolazzanti come mosche. Fra le scintille alcuni uomini stavano davanti le fornaci, e muovevano il fuoco con dei lunghi bastoni neri. Jack lo condusse oltre la fila delle fornaci, sotto un caos di uncini neri e pulegge di pelle che pendevano dall’alto soffitto, toccate qui e lì da sottili lame di fiammeggiante luce arancione. Su un lato e sull’altro della stanza erano allineate le sagome grigie e marrone di macchinari assurdi e grandiosi come elefanti, macchine fatte di cinture e travi e ruote che giravano con squittii striduli e grugniti sordi. La stanza era come una stella o un caseificio. Era piena di vita potente e attiva. L’atmosfera della stanza taglio e punzonatura era polverosa, ma di una polvere brillante, composta di particelle oscillanti argentate che brillavano e si spegnevano nella luce lenta. Gli uomini se ne stavano davanti alle macchine impegnati in misteriosi sforzi, tendendo spalle e gambe. Lucas capì che gli uomini, come Jack, avevano preso il colore della stanza. Stavano morendo, o assumendo sempre più il colore dell’aria? Lucas non capiva bene cosa producesse la fabbrica. Aveva immaginato si trattasse di qualche tesoro, un gioiello vivo, una sfera di fuoco verde, infinitamente preziosa, la cui fabbricazione richiedeva uno sforzo senza riserve’.
Giorni memorabili - Michael Cunningham
Immobile fui un albero nel bosco,
conobbi la verità di cose mai viste prima;
Di Dafne e della fronda d’alloro
E di quei vecchi sposi che festeggiarono gli dei
E divennero un rovere in mezzo alla brughiera.
Essi poterono compiere un tale miracolo
Solo dopo che gli dei furono
Gentilmente pregati e accolti
Al focolare della loro amata casa.
Sono stato comunque un albero nel bosco
E ho inteso molte cose nuove che prima
Parevano follia alla mia mente.
Ezra Pound
‘Il vento insistente veniva a posarsi sull’albero come una grossa mosca, e l’albero rabbrividiva. Ma il brivido non era una qualità nascente, un passaggio dalla potenzialità all’atto; era una cosa; una cosa-brivido scorreva nell’albero, se ne impadroniva, lo scuoteva e di colpo l’abbandonava, e se ne andava più in la a girare su se stessa..
Quegli alberi, quei gran corpi sgraziati… Gli alberi ondeggiavano. Era piuttosto un afflosciamento, da un momento all’altro m’aspettavo di vedere i tronchi raggrinzirsi come verghe stanche, afflosciarsi e cadere al suolo in un mucchio nero pieno di pieghe. Non avevano voglia di esistere, solo che non potevano esimersene, ecco.’
La nausea - Sartre




